Dopo la morte di Stalin nel 1953, il punto di riferimento dell’URSS era diventato il segretario del PCUS: Nikita Kruscev.
Kruscev cominciò a demolire il culto della personalità di Stalin e a mettere in atto una serie di provvedimenti che modificavano l’impostazione che le politiche dell’ex dittatore aveva dato all’Unione Sovietica.
La destalinizzazione ebbe inizio nel 1956, al XX° Congresso del PCUS; Kruscev condannò duramente l’operato di Stalin dal 1934 in poi, presentando il cosiddetto “rapporto segreto” che spiegava dettagliatamente le repressioni, le deportazioni e i metodi con cui Stalin era riuscito a concentrare tutto il potere nelle sue mani e il Congresso approvò una delibera che ordinava di superare il culto della personalità di Stalin in tutti i settori ma comunque non vennero in alcun modo messi in discussione il modello sovietico o la dottrina leniniana.
Kruscev propose anche alcune riforme che modificavano le precedenti direttive sull’agricoltura e smantellavano il precedente sistema penale, aumentando il benessere e i diritti dei cittadini.
Anche in politica estera si superò parzialmente il periodo di Stalin, con il dialogo con gli USA e con la riappacificazione con la Jugoslavia.
Tutte queste aperture diedero l’illusione agli stati satelliti che i tempi dell’egemonia dell’URSS su di loro si potesse allentare e l’Ungheria di Nagy in particolare dopo varie rivolte decise di uscire dal “Patto di Varsavia”. I sovietici furono allora costretti ad intervenire. Dopo pochi mesi l’Armata Rossa riuscì ad arrivare a Budapest reprimendo l’insurrezione e Nagy venne fucilato. I rapporti di forza erano stati così ristabiliti con il sangue, dimostrando che in fondo qualcosa della politica di Stalin sopravviveva ancora.
Federico Guarelli